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Intervista | Fotografia: Guido Fuà su Dark Beauty Magazine

La rivista Dark Beauty ha intervistato l’art director di Eikona, Guido Fuà. Grazie a una specifica serie di domande, possiamo conoscere la visione artistica e l’idea di fotografia del fotografo. Inoltre, ci fornisce delle proprie interpretazioni sul concetto della vita e dei suoi sogni. Buona lettura!

Qual è il tuo stile?

Molti fotografi come me scattano un’ampia varietà di fotografie, alcune delle quali sono al di fuori di un singolo genere, sia per divertimento che per necessità. Nella mia ricerca artistica cerco sempre di migliorare me stesso e la mia fotografia. Ho lavorato duramente per comprendere quale fosse realmente il mio obiettivo, poi ho capito che ciò che è importante per me è il rinnovamento progressivo. Una volta, uno dei miei studenti mi ha detto che è sempre chiara la vicinanza che ho con i miei soggetti, anche se da parte mia ho vissuto molti cambiamenti. Forse è vero… altre persone saprebbero giudicare meglio il mio modo di fotografare.

Qual è la tua tecnica di elaborazione fotografica? Solitamente scatto foto grezze. Ho iniziato a scattare nell’era analogica. Al giorno d’oggi, i file raw sono come i rullini e considero Adobe Camera Raw la mia camera oscura per il digitale. Il primo step è quello di selezionare gli elementi che più mi piacciono e di scartare quelli che non mi convincono: è un qualcosa che mi piace fare da solo. Quindi, mi occupo di fare una selezione accurata di ciò verrà editato con Photoshop. Apporti modifiche ai tuoi scatti? Mi piace imparare e conoscere tutte le tecniche di editing. A volte il lavoro è molto frenetico e impegnativo, ma anche se delego qualcuno per modificare le mie foto, ho bisogno di sapere tutti i passaggi della sua post-produzione. È il miglior modo per monitorare il tutto anche quando mi trovo in posti diversi.

Fotografia Guido Fuà

Riesci a guadagnarti da vivere con il tuo lavoro o no? Hai qualcuno che ti supporta? Il percorso è stato lungo, ma ora posso considerarmi una delle personalità più rilevanti nell’ambito editoriale del mio paese. In questo periodo ci sono molti problemi in diversi settori: economia, cultura, politica e tanti altri ancora. Tuttavia, riesco ad adattarmi per essere sempre al passo con i tempi. No, nessuno mi supporta, economicamente parlando.

Da cosa trai ispirazione per uno shooting? Perché? 

Molte persone credono che “l’ispirazione” sia un qualcosa a cui nessuno ha mai pensato prima. In realtà, quando guardiamo ai creatori delle arti, delle invenzioni o delle teorie più sorprendenti, noi troviamo sempre l’idea opposta. Pablo Picasso disse: “I buoni artisti copiano, i grandi artisti rubano“. Steve Jobs ripeté: “Siamo sempre stati senza vergogna nel rubare grandi idee“. Non mi vergogno a dire che all’inizio della mia carriera anche io guardavo le grandi opere e cercavo di copiarle. Ciò ha sviluppato la mia capacità di controllare lo stile e il soggetto. Cerco di studiare quante più opere possibili realizzate da altre persone: i film, le immagini, le luci, l’atmosfera, i dipinti. Dopodiché mi chiedo cosa mi attrae e cosa mi affascina. A questo punto viene facile sviluppare il proprio approccio allo shooting.

Pianifichi da solo l’intera idea dello shooting o ti fai aiutare da qualcuno? A volte faccio da solo, ma credo nel lavoro di squadra. È il miglior modo per ottenere grandi risultati. Parlo spesso con fashion designers, stylist, truccatori e parrucchieri, perché il risultato dello shooting non dipende solo dalle mie capacità fotografiche e di leader. Come vendi il tuo prodotto, il tuo sito, un provider? Hai qualche consiglio da dare? A mio parere, non è sufficiente il solo sito web. È come cercare un ago in un pagliaio. Il modo migliore è quello di trovare un agente (non un’agenzia) e un esperto del web tramite contatti diretti.

Chi ti piacerebbe fotografare? Celebrità, modelli/e, designer? Perché? Mi piace fotografare tutti. Le modelle si comportano come dei manichini, quindi preferisco le celebrità con l’aspetto da modello/a. Le nuove celebrità sono le migliori perché possono interpretare uno stato d’animo, sentimenti, emozioni e dare ulteriore risalto all’abilità del fotografo. Mi piace essere sorpreso dalla personalità dei miei soggetti. Preferisci fotografare gli uomini o le donne? I soggetti femminili nei servizi di moda mi attraggono maggiormente, ma è perché ho fatto molti ritratti di uomini di azienda. Penso che sia una reazione spontanea cercare qualcosa di diverso, ma non ho pregiudizi riguardo a scattare soggetti maschili.

Fotografia Beauty

Cosa ti ha spinto a diventare un fotografo / fotografo di moda / artista / designer?  

Mi sento come se fossi nato con una macchina fotografica tra le mani, come se questa fosse un’estensione naturale del mio corpo. Non è un amore sbocciato più tardi, è qualcosa che mi prende da quando avevo tredici anni. La mia passione non è un’esplosione improvvisa di creatività, ma è qualcosa che è stato coltivato da anni di dedizione. Cosa ascolti durante uno shooting? E durante l’editing? Ascolto musica ogni giorno: a casa, in macchina, al lavoro, durante l’editing. La mia collezione musicale è così ampia (parlo di migliaia di CD fisici e Long Play) che posso scegliere tra lounge, funk, passando per tutti i tipi di world music: hip hop, pop, rock, classica, alternativa… Non ho un genere preferito. Se mi aiuta durante il mio lavoro? Non saprei, ma non posso farne a meno.

Come gestisci le richieste di shooting gratuiti o in modalità TF? Se sono abbastanza libero e la richiesta viene fatta da un soggetto interessante e promettente, accetto anche di lavorare su un progetto in TF. Direi di sì per due ragioni: primo, perché potrei sempre essere sorpreso da un risultato inaspettato; secondo perché, quando è chiaro che non stanno cercando di sfruttare le tue capacità gratuitamente, è interessante lavorare su qualcosa senza che ci sia un interesse economico.

Scatta solo con modelli/e provenienti da agenzie di moda? Preferisco prendere accordi direttamente con le modelle quando lavoro su un progetto personale. Le agenzie tendono a gonfiare i prezzi per un proprio tornaconto. Inoltre, sembra che non siano consapevoli della grande differenza che c’è tra una campagna di Jean-Paul Gaultier, un incarico di Steven Klein e un progetto autoprodotto. Il mercato sembra essere impazzito al giorno d’oggi. Quando ho a che fare con clienti con un art director alle spalle, è lui stesso che si occupa dell’organizzazione e della scelta dei modelli. Preferisco lavorare in questo modo, perché così facendo posso concentrare le mie energie esclusivamente sullo shooting.

Tra gli shooting che hai fatto, qual è il tuo preferito?

Per quanto riguarda la fotografia di moda, il mio servizio preferito è stato quello con la bella attrice e modella giapponese Maya Murofushi. Mi piace fotografare modelli/e orientali e considero i close-up l’inizio di un nuovo capitolo della mia carriera. Chi è il tuo stylist preferito? Non voglio nominarne uno piuttosto che un altro. Posso però dire con certezza che il mio stylist ideale è quello che non dice mai: “è difficile trovare questo tipo di outfit. Mi piace quando uno stylist comprende le mie idee con poche parole. E qual è il tuo fashion designer preferito? Ne ho molti a dire il vero: Jean Paul Gaultier, Thierry Mugler, Comme des Garçons, Victor & Rolf, Alexander Mc Queen, Martin Margiela, Rick Owens.

Qual è la tua idea di successo? La mia idea di successo è farsi conoscere e avere la possibilità di lavorare in tutto il mondo, perché mi sento molto vincolato tra i confini nazionali. Oggi come oggi, con la sola eccezione della fotografia di moda (grazie ad Alessia Glaviano, che ha creato una piattaforma nota in ogni angolo del pianeta), la fotografia ha ruoli e riconoscimenti migliori all’estero. Pensi di aver raggiunto l’apice della tua carriera? Raggiungeremo l’apice quando moriremo, credo. Tendo a migliorare, rinnovarmi e mettermi alla prova.

Perché hai scelto Dark Beauty come magazine su cui pubblicare? Perché secondo me rappresenta appieno l’effetto “Wow”! Quando guardo una qualsiasi pubblicazione, c’è sempre qualcosa di straordinario (trucco, capelli, abiti, luci). È un progetto visivo di cui sento di farne parte. Preferisci che il cartaceo diventi digitale? Ho iniziato la mia carriera di fotografo durante l’era analogica, quindi posso dire di aver passato metà della mia “esistenza fotografica” tra rullini, camere oscure e stampe. Oggi la dimensione professionale della fotografia non può esistere senza risorse digitali. Quindi, fatta eccezione per i progetti artistici o per gli amatori più esperti, penso che la fotografia e le arti visive in generale siano legate alla dimensione digitale.

Quali sono oggi le difficoltà da affrontare nel mercato dell’arte? Soldi, affari, concorrenza?

Non è solo questione di concorrenza, perché diciamocelo: viviamo in un periodo di anarchia. L’idea che oggi tutti noi possiamo essere fotografi è una delle peggiori conseguenze del passaggio al digitale. Con una crisi editoriale sullo sfondo, ora assistiamo a un’esplosione di un’infinita disponibilità simultanea di immagini. E questa offerta infinita è contrastata da una riduzione della domanda. Dall’altra parte, in mezzo a questo casino, ci sono nuovi talenti che possono emergere facilmente e vecchi talenti che devono lavorare al meglio per rimanere in carreggiata. Spesso i potenziali clienti approfittano di questa situazione di totale confusione, e sappiamo tutti che ci sono persone disposte ad accettare tutto in cambio di un posto privilegiato.

Che tipo di cambiamento vorresti vedere nel settore? Vorrei vedere un miglioramento nel passaggio alle nuove regole del gioco. Se il web sarà la futura alternativa alle riviste cartacee, mi piacerebbe vedere una predisposizione di remunerazione consolidata piuttosto che questo attuale stato di libera sperimentazione e promozione. Per cosa vuoi essere ricordato? Vorrei essere ricordato come una persona bella e onesta. Certamente, sarei felice se qualcuno parlasse del talento concernente il mio lavoro. Ma la fotografia sta avendo visioni multiple. Le immagini hanno uno status differente: ora è più facile che vengano rimpiazzate con immagini nuove e migliori. Tuttavia, questo è ontologicamente buono per l’arte della fotografia. Sarebbe diverso se sapessi che una delle mie foto ha salvato alcune vite.

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