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AI nell'arte visuale

Scatto Guido Fuà

Si parla molto, oggigiorno, di come le nuove tecnologie stiano modificando i diversi ambiti della nostra vita. Il nostro contributo si rivolge all’AI contestualizzata al mondo dell’arte visuale.

Il Ritratto di Edmond de Belamy viene battuto da Christie’s, a New York, con una vendita record da 432.000 dollari. L’ opera è la prima realizzata dall’intelligenza artificiale. Il ritratto è di un gentiluomo francese dallo stile puritano, in abito nero e colletto bianco. Una macchina è in grado di creare volti, corpi. La stessa macchina è in grado di renderli del tutto assimilabili a quelli reali. Il lavoro di sintesi è affidato ad un algoritmo, al quale viene chiesto di analizzare un database contenente 15 mila dipinti.

Ritratto di Edmond de Belamy

GAN

La tecnologia alla base, GAN, (Generative Adversial Network) è la stessa adoperata già nel design d’interni, nell’astronomia e nei video di realizzazione di modelli 3D. Ha stravolto il mondo delle immagini creandone di completamente nuove ma verosimili. Persone che non esistono, deepfake realizzati attraverso foto e video. Il volto di una persona è sovrapposto, in modo impercettibile, al corpo di un’altra; è possibile riprodurre voce e labiale. È la tecnologia dietro video di politici divenuti virali e che ha intaccato il mondo della pornografia. 

La GAN opera e crea di propria iniziativa, fatto ciò, valuta il proprio operato.

Come viene applicata l'AI al mondo dell'arte ?

L’intelligenza artificiale creativa prevede l’uso di software capaci di svolgere funzioni nel mondo delle arti creative.L’AI di servizio o di utilità consiste in una serie servizi di ausilio per la diffusione o fruizione dell’arte. Si fa riferimento ad attività di catalogazione ed all’utilizzo di strumenti basati sulla realtà aumentata che facilitano la vendita e la fruizione di opere d’arte. Ciò può essere letto come un avvicinamento all’arte; apre la possibilità ad un’esperienza di personalizzazione.

L’AI viene utilizzata nella produzione nell’ottica di un apprendimento automatico. Questa seconda categoria di utilizzo, dal fascino controverso, è argomento di discussione. Dal punto di vista tecnico, l’algoritmo alla base del ritratto di Edmond de Belamy, ad esempio, presenta un Generatore ed un Discriminatore. Il primo si occupa di creare nuove immagini, il secondo individua quali di queste immagini sono frutto dell’inventiva umana e quali no.

La rete guarda, comprende ed impara dal lavoro artistico di umani. Ed alla rete si può insegnare a farlo. Il gioco consiste nell’imbrogliare le carte. Il Discriminatore non è più in grado di riconoscere quali ritratti siano generati da macchine. Così si ottiene il risultato: si crea l’immagine.

Scatto Guido Fuà

Il paradosso di una macchina che produce arte

Dal momento che artista e macchina collaborano, il frutto del loro lavoro è una co creazione. Ciò fornisce la descrizione di un rapporto paritario. Il tema etico si origina dalla natura di tale rapporto interrogandosi su quale possa essere la sua accezione futura. La creatività computazionale è qualcosa di contenuto e, quindi, controllato dall’estro umano o sgorga all’esterno? La rete ha accesso ad una quantità sterminata di dati e potenzialmente a tutta la conoscenza. La cultura è esplorabile dal computer senza tenere conto di limiti temporali, linguistici o mentali.

Ancora più emblematico è, poi, il ruolo dell’errore. A questo non di rado sono collegati concetti come originalità e novità. La rete studia attraverso dei criteri, tutto ciò che è al di fuori di questi criteri, viene buttato via. Il fatto stesso che il sistema sia in grado di sbagliare significa che non lo si può equiparare ad una mera calcolatrice, nella quale non è contemplato il non corretto.

Il concetto creativo potrebbe insidiarsi dietro il margine di errore. 

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