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Un bambino con il suo libro alla Makassa School in Sierra Leone.

Fotogiornalismo: le immagini creano empatia

Nell’era della cultura visiva, le immagini catturano l’attenzione del lettore, distratto da milioni di titoli e notizie. Per questo, rappresentano il vertice della piramide comunicativa. La fotografia è un simbolo che riassume in un piccolo rettangolo il significato astratto di un concetto espresso con tante, troppe parole. Potente e immediata, fa subito scattare la riflessione in chi la guarda. Uno strumento di impatto, che rappresenta anche il cuore pulsante del fotogiornalismo. Nilüfer Demir, Nick Ut, Kevin Carter hanno scelto di portare sulle proprie spalle il peso dell’empatia di milioni di persone, quando hanno prodotto rispettivamente le foto di Alan Kurdi, Napalm Girl e The Vulture and The Little Girl. Scatti iconici di importanza storica che raccontano storie di immigrazione, guerra e carestia.

Compassione ed estetica

Behind the lens of a photojournalist: Nick Ut, Nilufer Demir e Kevin Carter.Come tutti i media di informazione, il fotogiornalismo testimonia non solo gioia e lieto fine, ma anche ingiustizie e violenza. Di fatto, sono temi che scatenano contraddittorietà morale in ognuno di noi, ma non solo. Davanti ad una scena cruenta i fotogiornalisti eseguono il loro compito e scattano, piuttosto che intervenire. Il nostro e il loro istinto compassionevole non perdona però questo modo di agire. Così entra in gioco la contraddizione, il paradosso. Senza tali immagini non avremmo piena coscienza di cosa accade in quei paesi tanto lontani dalla nostra realtà. 

 

La fotografia di denuncia si scontra costantemente con il culto dell’estetica. L’istinto di sopravvivenza ci spinge a modificare la realtà, dai semplici oggetti alle idee. L’illusione di un mondo un po’ più bello contribuisce a mandare avanti la nostra esistenza.

A little angel named Alan Kurdi.Ciò spiega la logica dietro i fotomontaggi diventati virali riguardanti Alan Kurdi. La foto originale ritrae il corpo esanime del bambino siriano, naufragato sulle coste dell’isola di Kos, nel 2015. Mosse dall’empatia, alcune persone hanno così regalato ad Alan un paio di ali, un letto comodo su cui riposare, addirittura una penna per poter studiare.  

Quando la moralità finisce nell’archivio

La fotografia di denuncia fa subito notizia e riesce a smuovere l’opinione pubblica. Tuttavia, le immagini che sono state per un paio di giorni argomento di prima pagina, poco dopo slittano in terza. Nel giro di una settimana, vengono già archiviate. Un meccanismo ormai noto nel mondo dell’informazione, dal momento che la cosiddetta agenda setting è schiava della nostra attenzione intermittente. Di conseguenza, una volta fuori dalla nostra vista, l’immagine-simbolo contro la violenza sbiadisce anche dalla nostra memoria, e la nostra percezione del mondo diventa così frammentata e ovattata.

Fonti

Fausto Colombo, 2018. “Imago Pietatis”. Sierra Leone Makassa School. Maestri della Fotografia: Nick Ut. Pinterest: Kevin Carter. Pinterest: Nilüfer Demir. A little angel named Alan Kurdi (Photo Credits: HA Hellyer).

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