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La fotografia: arte o scienza?

Come tutte le innovazioni, anche la fotografia ha vissuto delle evoluzioni sociali prima di essere considerata una disciplina nel mondo dell’arte. Facendo riferimento al processo pratico nell’acquisizione delle immagini, la tecnica era inizialmente associata a una replicazione della realtà. Questo accostava la fotografia al mondo della scienza piuttosto che delle arti visive. In questo articolo ripercorriamo le tappe salienti, storiche e geografiche, che hanno consentito alla fotografia di riscattare il suo ruolo artistico insieme alla pittura e alla scultura.

Siamo nel 1850, e la fotografia sente già l’esigenza di essere visibile per un pubblico vasto. Non è un semplice prodotto che rappresenta un qualcosa in un dato momento temporale. Una fotografia è uno stato personale, un lavoro studiato a lungo prima di essere realizzato. La sua funzione è strumentale per farsi conoscere e  ricevere delle commissioni, ma è anche una condivisione artistica, che può ispirare altri artisti.

Nell’ottica di essere un prodotto tecnologico, che va di pari passo con le innovazioni e connotazioni di un paese, l’esposizione fotografica trova il primo appiglio nell’Esposizioni Universali. L’espediente delle esposizioni universali era un modo per sottolineare la nazionalità di un paese, mostrando al mondo i progressi di tutti i settori.

La Grande Esibizione, Londra 1851

Londra, Crystal Palace: sono esposte settecento immagini realizzate con diverse tecniche, provenienti da Inghilterra, Francia e Stati Uniti. Tuttavia, nonostante la volontà di dare alla fotografia un suo capitolo nella manifestazione, fu commesso un errore di catalogazione che mise in ombra le rappresentazioni artistiche. Nella struttura dell’esposizione non era prevista una sezione “fotografia”. Le categorie di oggetti erano raggruppate sotto quattro sezioni principali: materiali grezzi, macchinari, manufatti, arti figurative.

Gli espositori britannici dovevano seguire questo schema mentre gli espositori esteri erano catalogati in base al paese di origine. I processi dimostrativi per realizzare le fotografie rientravano nella categoria “arti visive”, mentre le macchine fotografiche in “macchinari”. Questo ha portato a una disaggregazione delle componenti di un insieme unico, disperdendo la concentrazione di elementi simili. Cosa significa? Che il mondo della fotografia era presente e consistente, ma che non si era in grado di catalogarlo.

Credit photo: Artribune

South Kensington Museum, Londra 1858

Qui viene allestita la prima mostra fotografica dedicata a un solo fotografo. In Gran Bretagna, la regina Victoria e il principe Albert manifestarono, fin dai suoi esordi, l’interesse per la fotografia. Il protagonista della mostra era Roger Fenton, fotografo segretario della Royal Photographic Society. Il principe Albert commissionò al fotografo una serie di scatti della guerra in Crimea del 1854, con l’intento di testimoniare la presenza e l’impegno delle armate britanniche. Inoltre, gli commissionò delle immagini che rappresentassero il campo di battaglia, tralasciando il dolore e l’inutilità di un conflitto. I reali inglesi avevano già capito il valore della fotografia come arte della testimonianza.

Alla direzione del museo troviamo Henry Cole, uno tra i primi intenditori delle potenzialità museali. Voleva aprire le porte del museo al pubblico di tutto il mondo. Questo pubblico poi doveva essere coccolato in una zona di ristorazione.  Nella mostra comparvero 1009 fotografie, appartenenti alla Photographic Society of London e alla sua controparte francese, la Société Française de Photographie. L’allestimento della prima mostra presenta una disposizione molto densa di fotografie di vari generi. Non c’è un criterio con cui sono esposte le foto, né un ordine per accostarle tra loro. Tuttavia, sono presenti nella sala tavoli con brochure esplicative e sedie, per poter ammirare senza fretta le opere artistiche.

La Société Française de Photographie, Francia 1859

Se la Gran Bretagna sembra inquadrare da subito la potenza del linguaggio artistico della fotografia, in Francia non è stato così. Esisteva infatti un traguardo inaccessibile alla fotografia, il Salone delle Belle Arti. Il Salone di pittura e scultura era una manifestazione annuale o biennale che permetteva l’esposizione dei propri lavori difronte a estimatori, pubblico e critici. La fotografia non era “degna” di essere considerata al pari delle altre arti visive. Riportiamo una citazione di Baudelaire sull’industria fotografica: “Bisogna dunque che essa torni al suo vero compito, quello di essere la serva delle scienze e delle arti, ma la serva umilissima, come la stampa e la stenografia, che non hanno creato né sostituito la letteratura”

Così nacque l’idea di una società di fotografi in grado di riscattare il ruolo artistico della fotografia. Nel 1851 a Parigi viene fondata la Société héliographique che poi sarà la Société Française de Photographie. L’associazione si impegnerà nell’organizzazione di mostre fotografiche e riuscirà a inserire una sezione fotografica nell’Esposizione Universale di Parigi del 1855. Dovranno passare alcuni anni prima che il ruolo della fotografia si imponga nel mondo artistico senza sentire il peso e la concorrenza delle belle arti.

Vienna Camera Club, Vienna 1891

Vienna abbracciò chiaramente la fotografia d’arte. L’Esposizione Internazionale di Vienna del 1891 infatti vede protagonista la fotografia artistica. Furono scartate le immagini di tecnologia e scienza. Molto distante dalla lontananza francese tra belle arti e fotografia, a Vienna c’era una buona simbiosi tra i due settori. La comunità delle Belle Arti selezionò seicento foto artistiche in occasione dell’evento. In questo stesso anno nasce il Kamera-Club. Il club fotografico ebbe molto successo, e la volontà era di esporre la fotografia pittorialista esaltando la singolarità espressiva delle immagini. L’innato impegno cittadino nella realizzazione del Club ha portato l’organizzazione a essere molto influente. Successivamente i lavori furono esposti al Linked Ring in Gran Bretagna e alla Photo-Secession negli Stati Uniti.

La galleria 291 di Alfred Stieglitz, New York 1891

È la prima galleria fotografica che ospita al suo interno anche il disegno, la pittura e la scultura. Stieglitz è il fondatore della rivista “Camera Work” che sarà il punto di contatto tra fotografi, teorici della fotografia e artisti. A lui si deve il passaggio dalla fotografia pittorialista alla fotografia pura. Nel 1905, consigliato dall’amico Steichen, affitta uno studio sulla Fifth Avenue al numero 291 per esporre le opere dei suoi amici artisti. Quella che inizialmente prende il nome di “Little Galleries of Photo-Secession”, diventerà in seguito un polo multiculturale di opere artistiche da tutto il nome, la Gallery 291. La galleria fu un fallimento per quanto riguarda il business.

Non c’era un biglietto da pagare per i visitatori, gli espositori non pagavano l’affitto e le spese da sostenere erano parecchie. Tuttavia, la realizzazione di questo polo artistico ebbe un ruolo fondamentale per due motivi. Il primo è l’attenzione per l’allestimento che aiuta l’esperienza del visitatore. Le foto sono esposte singolarmente sulle pareti ricoperte da una stoffa di colore tenue. Sotto la foto esposta c’è una bacchetta di legno da cui parte una tenda che arriva fino a terra. Questo ordine espositivo regala un’esperienza di osservazione singolare. Inoltre la Gallery 291 rappresenta l’affermarsi della fotografia pura come linguaggio artistico autonomo alla pari con le belle arti degli anni precedenti.

Sitografia:

http://www.mediastudies.it/IMG/pdf/Storia_delle_mostre_fotografiche.pdf

https://www.informagiovani-italia.com/storia_delle_esposizioni_universali.htm

https://www.bintmusic.it/mostre-fotografia-italia-europa-mondo/

https://translate.google.com/translate?hl=it&sl=en&u=https://platinumprince.com/pictorialist-organisations/2019/5/18/the-wiener-kamera-club-vienna-camera-club-austrian-1891-&prev=search&pto=aue

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