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La fotografia attraverso i film: quando le inquadrature si muovono

In questo periodo di pausa, sono tanti gli spunti artistici a cui ispirarsi per rinfrescare l’occhio fotografico. Prima fra tutti è la cinematografia di alto livello, da sempre una combinazione ben riuscita di sceneggiatura, regia, interpretazioni, colonna sonora, costumi e, appunto, fotografia. Durante la creazione di un film, il direttore della fotografia ha un ruolo fondamentale, spesso sottovalutato. Eppure, lavora in stretta collaborazione col regista durante la fase di pre-produzione. Si occupa dell’illuminazione, dell’inquadratura, della messa a fuoco, dei formati cinematografici, della profondità di campo e anche della correzione del colore. Pensi ancora che il ruolo del direttore della fotografia sia secondario?

Un film con una fotografia curata nei minimi dettagli è utile per ripassare le tecniche e migliorare, quindi, le proprie capacità artistiche. Anche se la lista dei titoli è lunga, potresti considerare come punto di partenza quella dei film candidati o vincitori dell’Oscar per la migliore fotografia. Hai poco tempo per selezionarli, o anche solo guardarli? Non ti preoccupare, ecco alcuni film con la migliore direzione fotografica che dovresti vedere almeno una volta.

1. Barry Lyndon

Forse uno tra i più sottovalutati di Stanley Kubrick, ogni scena e costume di questo film sembrano provenire da un quadro del 18esimo secolo. Un risultato non casuale, ma frutto della classica ricerca pre-produzione di Kubrick sui dipinti di quell’epoca. La sceneggiatura segue la cronologia del romanzo “Le Memorie di Barry Lyndon” scritto da William Makepeace Thackeray.

Barry Lyndon, un film di Stanley KubrickDopo il suo contributo per “Arancia Meccanica”, “Shining” e “2001: Odissea nello spazio”, il direttore della fotografia John Alcott si è aggiudicato con questa pellicola l’Oscar come Migliore Fotografia nel 1976. Se state leggendo questo articolo, vuol dire che, almeno in minima parte, siete affascinati dalla cultura cinematografica o dalla fotografia. Quindi, la chicca per completare lo studio su “Barry Lyndon” è l’intervista di Michel Ciment tratta dal libro-raccolta “The Stanley Kubrick Archives”. Kubrick è passato alla storia per la sua adattabilità ad ogni genere, dal fantascientifico al giallo. Nell’intervista, ha spiegato come questa capacità dipenda dal mare magnum di storie in cui il business cinematografico è immerso. Mistero svelato: non c’è una particolare spiegazione dietro la scelta di una trama da sviluppare rispetto ad un’altra, né nessun criterio da seguire. E alla domanda di Ciment sul rischio di perdersi nei dettagli relativo ai film d’epoca, Kubrick risponde così: il vero problema è preoccuparsi di dare importanza a tutto.

2. American Beauty

Nonostante non fosse la prima scelta del regista Sam Mendes, Conrad L. Hall si aggiudicò l’Oscar come Migliore Fotografia per questo noir dalle sfumature tragicomiche. ‘Se non capivo tecnicamente qualcosa, per dire, chiedevo a lui ulteriori spiegazioni in merito, senza alcun imbarazzo’. Così un Mendes alle prime armi commentò la sua collaborazione con Hall. Direttamente dal surrealismo di Magritte, la leggerezza della clip delle rose nasconde il peso del lavoro di un grande team. Lo sceneggiatore della ABC Alan Ball creò la trama come via di fuga dalle incessanti richieste della rete televisiva. Nello stesso anno (1997), Sam Mendes vide in “American Beauty” il progetto che aspettava di realizzare dall’inizio della sua carriera. Persino Steven Spielberg appoggiò sin da subito il progetto di Mendes, suggerendogli che per una grande idea ci fosse bisogno di grandi costi. 

3. C’era una volta in America

C'era una volta in America, un film di Sergio LeoneTre anni, tre film: “C’era una volta il West”, “Il buono, il brutto, il cattivo” e “C’era una volta in America“. Siamo negli anni ’80, quelli del piccolo schermo, dei cinema vuoti e del declino del mito hollywoodiano. ‘La memoria lo ha ingannato, l’America e i dollari non sono mai esistiti, è stato solo un sogno, siamo tutti fantami e viviamo nel crepuscolo del mondo‘. Questa la descrizione fatta da Sergio Leone sul destino del protagonista di “C’era una volta in America“. Dopo i bulli di Trastevere travestiti da cowboy, Leone si lascia alle spalle l’italianità e la voglia di riappropriarsi del cinema americano. Tonino Delli Colli è il direttore della fotografia di questo grande classico, come anche del pasoliniano “Accattone” (1961) e “Totò a colori” (1952) – il primo film italiano a colori.

4. La Grande Bellezza

Nato dalla collaborazione tra il grande regista Paolo Sorrentino e il direttore della fotografia Luca Bigazzi, questo film narra la realtà mondana di Roma attraverso lo sguardo sensibile del giornalista e critico teatrale Jep Gambardella. La fotografia della pellicola accentua il contrasto tra la grandezza storica della Capitale e la decadenza sociale della nostra epoca. “La Grande Bellezza” è stato apprezzato in tutto il mondo, arrivando a vincere un Oscar, quattro European Film Award e un Golden Globe. Senza tralasciare cinque Nastri D’Argento, otto Ciak D’Oro e ben nove David di Donatello.

5. La La Land

Scritto e diretto da Damien Chazelle e vincitore dell’Oscar per la migliore fotografia nel 2018, “La La Land” è un musical che rompe gli schemi. La storia d’amore tra Mia e Sebastian si svolge nel dietro le quinte degli studios di Hollywood, in un’atmosfera sospesa ricca di armonia tra i colori sgargianti dei vestiti dei protagonisti e giochi di luce. Grazie al grande lavoro artistico del direttore della fotografia svedese Linus Sandgren, il racconto raggiunge picchi di euforia e intensità tra inquadrature ed effetti speciali.

Fonti

Duncan P. “The Stanley Kubrick Archives”, New York. Taschen (2016). Alonge G. “Il cinema. Tecnica e Linguaggio”, Torino. Kaplan (2011). Farinelli G. Frayling C. “La rivoluzione. Sergio Leone. Ediz. illustrata”, Bologna. Cineteca di Bologna (2019). Cinque film da guardare premiati come miglior fotografia. La fotografia nei film: 10 lezioni dal grande schermo.

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